Tavola rotonda con i traduttori

fonte:
Sara Magnoli, “La mano del traduttore tra Visibile e Invisibile“, «La Prealpina», Varese, 01 marzo 2024.

Articolo di Sara Magnoli. In foto: Fabio Scotto, Carmen Giorgetti Cima

Ci sono persone che traducono e vogliono essere invisibili. lo sono un traduttore molto fedele, anche se sono un poeta di mio, e cerco di ricordarmi sempre che tradurre è una scrittura seconda: c’è perché c’è un primo testo originale e bisogna ricordarsi che c’è il dovere di essere fedeli, leali. Quando uno ha a che fare con testo di un altro, deve ricordarsi che sta facendo parlare un altro: lo fa con strumenti suoi, ma non deve tradire, non deve portare sul proprio terreno dicendo quello che pensa che l’autore avrebbe voluto dire secondo lui, perché non è intellettualmente onesto».

Traduttore vetro trasparente, se è «invisibile», o traduttore vetro colorato, nel senso che «il colore è la traccia della sua presenza stilistica, della sua identità nel testo tradotto»: Fabio Scotto (in alto, nella foto accanto di Mariella Sandoval), professore di Letteratura francese all’Università di Bergamo, traduttore, poeta, saggista, è uno degli ospiti alla conferenza in programma stasera, alle 19, alla Libreria degli Asinelli di Varese per FilosofArti.

Al centro il focus su Il traduttore: autore invisibile. A cura di Laura Branchini, l’incontro vede la partecipazione, oltre che di Fabio Scotto, di Carmen Giorgetti Cima, Claudia Cozzi e Silvia Pareschi.

«L’autore invisibile – aggiunge Scotto – è anche il titolo che Ilide Carmignani ha dato ai suoi incontri sulla traduzione che si svolgono al Salone del Libro di Torino. Il concetto di autore invisibile nella biografia traduttologica si trova in un libro di Lawrence Venuti, studioso americano, che è importante sul dibattito teorico: la mia posizione è che il traduttore, per quanto possa volere essere invisibile, non potrà esserlo, perché, pur cercando di ripetere l’originale lascia tracce della sua soggettività».

Perché si traducono testi, non parole o frasi isolate: per questo le traduzioni sono molteplici e in ognuna si esprime, secondo Scotto, la personalità del traduttore: tradurre è scrivere e se si traduce c’è visibilità della scrittura.

«Con una possibilità di ritraducibilità di testo all’infinito – conclude. C’è necessità di rifare le traduzioni, rinnovare i testi, perché cambia il modo di parlare, come scrive Friedmar Apel».

Visibile, la traduttrice varesina Carmen Giorgetti Cima (sotto nella foto accanto), altro nome importante presente alla conferenza, in qualche modo lo è stata e tanto: a lei si deve la versione italiana dei libri di Stieg Larsson, e alla morte dell’autore, molto spesso la casa editrice ha mandato proprio lei alle presentazioni italiane.

«Ma – sorride lei – se parliamo di cose inerenti ai testi, i traduttori quasi non esistono dal punto di vista pubblico. Mentre sicuramente un testo tradotto è una riscrittura. E per quello che riguarda la versione tradotta siamo noi traduttori sotto gli occhi dei lettori».

L’intervento di Carmen Giorgetti Cima si preannuncia anche ricco di aneddoti, come quando, in una frase in dialetto svedese di un paesino sperduto, che la maggior parte dei lettori in Svezia non aveva comunque compreso, ha scelto una traduzione nel dialetto di Cazzago Brabbia.